
Come vi avevo preannunciato, sto leggendo
Colossus, di Niall Ferguson. Per una recensione del libro potete andare
QUI.
L'autore è uno storico, e il libro è nel complesso un volume che merita di esser letto. Tuttavia diverse cose mi lasciano assai perplesse.
La tesi centrale del libro (a meno di sorprese a metà volume LOL ...devo ancora finirlo!) è che il mondo abbia bisogno di un Impero. E che il candidato ideale a questa "funzione" siano gli Stati Uniti, perché se Impero dev'essere che almeno sia un Impero Liberale.
Che gli Stati Uniti, volendo, potrebbero provare ad essere un Impero LIberale è fuor di dubbio. Che lo vogliano è invece assai dubbio. Cioè: non è dubbio che le loro élites vogliano essere un Impero, a esser dubbio è che vogliano essere un Impero Liberale. Questo dubbio non mi nasce da un pregiudizio antiamericano, ma dalle ragioni per cui quelle stesse élites sono favorevoli ad una politica imperiale.
Ricominciamo dunque dall'inizio per non perderci. Perché una potenza dovrebbe voler diventare un Impero? Perché cioè dovrebbe voler realizzare un dominio, diretto o indiretto, su parte notevole del mondo conosciuto controllando anche altri popoli e culture? Bè, la storia ci insegna che ciò è avvenuto per:
a) conquistare delle risorse;
b) eliminare delle minacce allontando le frontiere dal nucleo del potere originario;
c) accrescere la ricchezza dell'oligarchia dominante, che in una diversa formulazione può voler dire per trovare mercati di sbocco per le merci della madrepatria.
Per conquistare risorse (stagno in particolare) i Romani invasero la Britannia, gli Spagnoli il Perù degli Inca. Per eliminare minacce i Romani invasero la Gallia, i Cinesi conquistarono il Xiniang. Anche il controllo dell'URSS sui suoi stati satelliti del Patto di Varsavia serviva ad allontanare dalle proprie frontiere la minaccia al proprio territorio. Per accrescere le ricchezze di un'oligarchia Venezia conquistò possedimenti nel Mediterraneo orientale, la Russia si espanse in Siberia e gli Stati Uniti verso il West, la Gran Bretagna in India. Anche quando sembra che motivazioni religiose siano determinanti, come per gli Arabi nel VII-VIII secolo e i Crociati nel XI-XII, in realtà è la possibilità di conquistare terre a muovere orde di guerrieri.
Detto questo, quali motivazioni spingono oggi gli Stati Uniti ad un ruolo imperiale? Fondamentalmente il controllo delle risorse. Il controllo dei giacimenti del petrolio rende necessario il controllo del Medio Oriente, e di regioni dell'Africa (Nigeria), dell'Asia (Caspio, Georgia) e dell'America (Venezuela). La necessità di debellare la minaccia terroristica non è tale da suggerire ambizioni imperiali, perché trattandosi di una minaccia impalpabile, diciamo sociologica, il controllo del territorio non assicura la distruzione della minaccia (vedi il caso dell'Arabia Saudita, alleato USA da cui provengono molti terroristi tra cui lo stesso Bin Laden).
Se l'obiettivo è controllare le risorse energetiche, quale spazio trovano i principi liberali? Molto poco: la stessa libertà democratica di quei paesi sarà in secondo piano rispetto alla fedeltà alla Grande potenza. E questo nonostante gli Statunitensi siano davvero intimamente convinti, in buona fede, di essere l'Impero del Bene, anche a causa della loro impossibilità ad accedere ad informazioni obiettive sulle politiche e la condotta del loro governo che, come è noto, vive in una situazione di "democrazia controllata"... dalle lobby.
Ma a parte questo... siamo sicuri che un Impero sia opportuno? Ferguson parte dall'assunto che un Impero sia in grado di assicurare la stabilità necessaria al mondo per realizzare un tranquillo sviluppo della società e una pacifica crescita del benessere. Un obiettivo a cui tutti ambiamo. Ferguson ritiene che il modello del XIX secolo di un mondo dominato da un Impero relativamente liberale come la Gran Bretagna dimostri la stabilità portata da un Egemone globale. In realtà però, la Gran Bretagna era un egemone per modo di dire. Le veniva implicitamente assegnata dalle potenze europee l'esclusiva della gestione degli affari "oltremare", soprattutto perché in genere ciò andava anche incontro agli interessi delle potenze continentali (recupero dei crediti europei, difesa dei missionari cristiani, imposizione dell'apertura dei mercati alle merci europee). Sfidare la potenza britannica era costoso. Ma la Gran Bretagna, di fronte a questa esclusiva, ricambiava evitando di impicciarsi nella faccende europee, che era altrettanto costoso (esercito). Non era dunque un Egemone globale. In Europa altre potenze erano pronte a sfidarla (Germania, Francia), e all'epoca l'Europa era il mondo, nel senso che le uniche potenze mondiali erano quei 3 paesi europei.
Quindi l'epoca "modello" considerata da Ferguson si caratterizzava in realtà da un implicita spartizione di ruoli tra potenze. La Francia e la GB erano alleate contro un eventuale egemonia tedesca. E idem tra GB e Germania se era la Francia ad ambire a dominare sia la sfera continentale che quella marittima. Quello Ottocentesco era un sistema multipolare stabile. A differenza di quello Settecentesco che era stato instabile perché non vi era un accordo di "spartizione di ruoli" e soprattutto perché vi erano troppe potenze che ambivano al rango di egemone, e un forte dinamismo tra di esse (potenze in declino e potenze in ascesa).
Oggi, al contrario, ci troviamo (ci troveremo?) in una situazione di sistema unipolare. Una sola grande immensa potenza. Una situazione non ideale per le medie potenze, poiché tale Superpotenza agisce normalmente in maniera unilaterale. L'approccio multilaterale viene scelto o per ridurre i costi dell'intervento o perché la questione è scarsamente rilevante. Ma nessuno è in grado di costringere la Superpotenza a tornare sui suoi passi.
Ma se anche questa Superpotenza si comportasse sempre bene (ma affidarsi alle buone intenzioni del genere umano non è una buona abitudine!), dovremmo chiederci: è in grado da sola di "governare" il mondo?
Nel caso degli Stati Uniti, la risposta è: NO.
Purtroppo. Purtroppo perché toccherà trovare qualcuno che le dia una mano.
Nei fatti, gli Stati Uniti si trovano in situazione di overstretching. Stanno rapidamente raggiungendo il limite oltre il quale i costi dell'Impero saranno eccessivi. In realtà, il problema fondamentale è che l'Impero americano non si paga da sè, come quello Romano, quello Spagnolo di Carlo V o quello Britannico. Si paga con tasse e titoli di stato. Titoli di Stato che oggi sono in gran parte in mano cinese e asiatica in generale. Ovvero la capacità di spesa (militare) della Superpotenza/Egemone è controllata dalle potenziali minacce alla supremazia dell'Egemone. Mi pare evidente che non è una situazione in cui si possa dire che l'Impero è particolarmente forte. Una "ribellione" (cinese?) alla periferia dell'Impero lo metterebbe nell'impossibilità di sedare la rivolta. E l'Impero si sgretolerebbe, perché è chiaro che un Impero si basa fortemente sulla supposizione dei "sudditi"/satelliti dell'invulnerabilità e potenza dell'Impero.
Insomma, Imperi Aggiunti cercasi disperatamente...