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martedì 15 settembre 2009

Non pensare all'elefante!

"Non pensare all'elefante!" (Ed. Fusi Orari) di George Lakoff è diventato un best seller tra i democrats americani ed un caso letterario anche tra i progressisti europei. Il linguista statunitense, docente a Berkeley, è uno dei principali esponenti della semiotica dei frame.
Il libro di Lakoff vuole essere soprattutto un aiuto ai progressisti di tutto il mondo per far fronte all'avanzata culturale dei conservatori. E' più che mai attuale anche in Italia: la tesi centrale di Lakoff è che la difficoltà dei progressisti a vincere le elezioni, nonostante abbiano spesso dalla loro sia i fatti, sia argomenti razionali e ragionevoli, consiste nella supremazia culturale della destra che nel corso degli anni ha imposto il linguaggio politico. E' così che oggi parliamo di "taglio delle tasse", sicurezza, immigrati
. E ciascuno di questi concetti evoca un frame, un contesto di riferimento, con precise connotazioni: immigrati=criminalità. Sicurezza=immigrati. Tasse=male. Con tutto ciò che ne consegue.
Ancora, Lakoff precisa come i frame rispecchiano i valori, le identità in cui si riconoscono i cittadini, e sono più importanti degli argomenti razionali. I fatti devono servire a sostenere le nostre argomentazioni, che devono però evocare i valori.
E tutto ciò è possibile perché i valori della sinistra (solidarietà, rispetto per l'altro, ecc.) sono condivisi dalla maggioranza della popolazione. Il problema è che non facciamo nulla per evocarli, mentre la destra è bravissima ad evocare certi frame a lei utili, ad esempio quello della sicurezza.
Ma possiamo fare in modo di cambiare il frame evocato dalla stessa parola. Ad esempio possiamo cambiare i termini del discorso, e parlare di sicurezza in termini di sicurezza sociale, di protezione dell'individuo dalle corporation, di protezione del consumatore dalla finanzia e dalle assicurazioni. E così via, togliendo il potere evocativo della parola sicurezza così come la vorrebbe la destra.
La cosa importante? Insistere! Insistere nel parlare il linguaggio progressista, anno dopo anno, non pensare che dire le cose una volta basti, non pensare che usare argomenti razionali sia sufficiente, non usare MAI il linguaggio conservatore ma sempre il proprio.

Non pensare all'elefante
di George Lakoff
Edizioni Fusi Orari
ISBN 88-89674-15-6
euro 12,00
pagg. 178

domenica 6 settembre 2009

Mia sorella è una foca monaca

Ieri ho letto d'un fiato "Mia sorella è una foca monaca" di Christian Frascella.
Ambientato nella provincia lombarda a fine anni '80, è un buon libro, non direi che Frascella è un Salinger italiano come dice la 2a di copertina, ma è un buon libro.
E soprattutto finalmente riesco a leggere un libro dopo davvero tanto tempo. Oggi inizio a leggere "Non pensare all'elefante" di George Lakoff: vi ragguaglierò.

mercoledì 22 aprile 2009

Perché laico

Non posso che essere d'accordo con l'articolo di Franco Monaco che su Europa dell'11 aprile scorso (l'articolo si intitola "Perché il Pd non può essere la casa dei teodem" ma è interessante al di là del caso specifico). Vi invito a leggerlo. Per Monaco i teodem sono fuori casa nel Pd perché si sottraggono all'obbligo di "un'adesione anche etica e coscienziale" ai principi-guida di quel partito, perché hanno fatto proprio un "appello sistematico alla coscienza che surroghi il dovere di elaborare e poi difendere mediazioni politiche delle quali ci si assume una collettiva responsabilità. Come altrimenti si costruisce un partito politico degno di questo nome?"

Sono d'accordo, e mi verrebbe da dire che anche a livelli ben più locali c'è chi dovrebbe ascoltare queste sagge parole, ma soprattutto è qui che è il fondamento del fare politica: unirsi, mediare, trovare una soluzione condivisa sulla base di principi ispiratori condivisi, anche se magari si parte da idee diverse in quanto alla "applicazione" di tali principi, facendo fronte comune rispetto a impostazioni di pensiero, o minacce reali, completamente contrarie ai nostri principi: "A un partito si aderisce con motivazioni forti, cioè se e in quanto ci si riconosce nel patto posto a presidio di valori che si ritiene possano essere difesi di più e meglio insieme che non in solitudine".


Il fatto che i teodem poi abbiano avuto un peso nel Pd assolutamente sproporzionato, e che loro stessi abbiano lucrato sull'equivoco per cui essi sarebbero stati rappresentanti dell'opinione della gerarchia ecclesiastica, e unici rappresentani dei "cattolici", mi fa venire in mente quanto recentemente sottolineava Stefano Rodotà, illustre pensatore laico che ha dato alle stampe recentemente "Perché laico" per i tipi di Laterza. Per Rodotà è stato un Pd privo di identità a ricercare un rapporto privilegiato con le élites del paese in quanto avulso dalla realtà sociale, per cui un partito elitario e distaccato dalla società reale ha trovato naturale dialogare con le gerarchia ecclesiastiche ignorando tutto un popolo cattolico, una base cattolica molto più avanzata delle sue gerarchie (le quali a mio avviso hanno fatto una scelta politica reazionaria dalla quale molto difficilmente e solo molto lentamente potranno tornare indietro). E' un'analisi condivisibile, perché interpreta efficacemente diversi atti del nascente Pd del 2007-2008, come le candidature di Calearo, Colaninno: piuttosto che candidare l'artigiano veneto si candida il famoso industriale, alla necessità di elaborare una proposta politica, di fronte all'incapacità di farlo, si sostituisce la candidatura illustre, che tuttavia non risolve il problema.

Credo che oggi le cose stiano cambiando, ma il monito resta e spero sia efficace.


Stefano Rodotà
Perché laico
Laterza, 2009
pp. 193

lunedì 5 gennaio 2009

Imperi

Herfried Munkler, in Imperi (Il Mulino, 2008) si è dilettato su un argomento che ormai sta diventando un classico: gli Stati Uniti sono una potenza imperiale? E se lo sono, o lo stanno diventando, riusciranno ad esserlo a lungo?

In Ascesa e declino delle grandi potenze (Garzanti), Paul Kennedy sostiene che gli Stati Uniti si trovino in una situazione simile a quella della della Spagna nel XVII secolo: abbiano cioè superato il livello di impegno militare che possono economicamente sostenere sul lungo termine, impegnando quindi risorse per le campagne militari che vengono sottratte allo sviluppo economico, impoverendo il "centro imperiale" (gli USA) e andando in contro ad un declino relativo nel confronto di altri attori globali.

E' un argomento assai controverso: la produttività USA è cresciuta comunque molto più di quella europea o giapponese negli anni Novanta, anche se la recente crisi dimostra come fosse una produttività un po' fittizia, legata al settore finanziario. E' vero invece che gli USA non sono quasi più un paese industriale. Ed è vero che il costo dei loro impegni globali sta lievitando notevolmente e in maniera incontrollata.

Vi consiglio in ogni caso il libro di Munkler: le considerazioni finali sull'Europa e su un suo possibile ruolo imperiale, che io condivido (stiamo qui usando il termine "imperiale" in modo assolutamente neutro, ci tengo a precisarlo), non sono tuttavia centrali. Ma il libro ci aiuta a capire perché certe cose accadono: non solo gli Stati Uniti, ma anche la Cina e la Russia si comportano da "imperi". E di fatto anche l'Europa: la "Politica di Vicinato" è un esempio di politica imperiale. Chiamatela anche "sfera d'influenza". Munkler vi spiega le tante forme che un Impero assume, e perché forse un impero è meglio che l'anarchia globale.

Imperi. Il dominio del mondo dall'antica Roma agli Stati Uniti
Herfried Munkler
Il Mulino, 2008
pp. 336, euro 29,00
ISBN 978-88-15-12402-9

venerdì 14 novembre 2008

La sinistra nella storia italiana

Recentemente ho letto "La Sinistra nella Storia italiana", di Massimo Salvadori (Hoepli editore). I libro ripercorre, certo sommariamente, la storia della sinistra italiana, in sostanza Psi e Pci, dalla nascita del Psi fino al 2001... Personaggi come Turati, Gramsci, Nenni, Togliatti, Craxi e Berlinguer delineano questa storia.

La tesi del volume comunque è che la sinistra italiana abbia avuto una responsabilità grande nell'incapacità di costruire un'alternativa di governo credibile alle forze conservatrici e democristiane. Una tendenza costante, insomma, a predicare la rivoluzione senza aver la forza, la voglia o il coraggio di farla. Così fu nel Psi turatiano dove i massimalisti ebbero la meglio, al punto di spingere lo stesso Turati a separarsi dal partito che aveva fondato, e di impedire un'alleanza antifascista. Così fu per il Pci berlingueriano che non seppe trasformarsi, anche nel nome e nell'ideologia, in un partito socialdemocratico capace, come in altri paesi d'Europa, di lanciarsi nella competizione per divenire maggioranza politica. Così si ebbe l'anomalia che in Italia la sinistra era guidata da un partito che si diceva comunista, ed era relegato perciò all'opposizione permanente, ma che di fatto era socialdemocratico per ciò che proponeva e per l'esperienza di governo locale.

La tesi è una chiave di lettura interessante delle "occasioni mancate" della sinistra italiana, e lancia alcuni preziosi moniti.

Uno, secondo me, alla "Sinistra-sinistra", che dovrebbe capire che il massimalismo fine a se stesso finisce per fare il gioco delle forze conservatrici, l'altro monito è al Pd, perché Salvadori ci insegna come la sinistra, incapace di prendersi le proprie responsabilità, abbia veleggiato tra l'estremo del massimalismo, e l'altro estremo, altrettanto gravido di conseguenze, della sudditanza alle forze di centro.

mercoledì 3 settembre 2008

Destra e Sinistra

Ho ripreso in mano un libro di Marco Revelli, Destra e Sinistra: l'identità smarrita. Avevo iniziato a leggerlo ma poi perso tra mille cose l'avevo abbandonato.

Il testo non è semplice, forse maggiori conoscenze della moderna filosofia politica, Bobbio in primis, mi aiuterebbe. In ogni caso, è interessante, affronta in successioni i vari approcci alla questione del "Esistono ancora una destra e una sinistra? e qual è la differenza?".

Certamente, il libro ha alla fine lo scopo di dimostrare che Destra e Sinistra esistono ancora. Di certo, ci aiuta l'idea che siano concetti relativi, mutevoli, in cambiamento. Tuttavia dei punti fermi ci sono sempre: conservatorismo contro progressismo, egualitarismo contro inegualitarismo.

Al di là di ogni giudizio di valore e ogni preferenza personale (in fondo quella è una scelta morale, ma che crea un così netto spartiacque, non per niente si cheide spesso "ma tu SEI di destra o di sinistra?") è dunque evidente che i fondamenti di una profonda differenza c'è. Da una parte la destra e dall'altra la sinistra. Per il centro non esiste. Poi certo, diciamo sinistra, centrosinistra, estremisti e moderati, centrodestra e destra estrema. Ma la distinzione resta.
In ogni caso, leggete il libro:


Marco Revelli
Laterza


venerdì 29 agosto 2008

Breviario comico

Un antico decretale pontificio, com'è noto, stabilisce che la satira abbia maggiore fortuna sotto i governi di destra, anche i parché i "satiri" sono invariabilmente di sinistra (il massimo che riesca a quelli di destra è di essere volgari), condizione che inibisce la loro cattiveria verso i governanti di medesima parte politica. E la satira senza un filo di cattiveria, che satira è?

Detto questo, non so se sia una coincidenza che il libro di Michele Serra, "Breviario Comico", raccolta delle sue rubriche settimanali su L'Espresso, esca proprio nel 2008, con un quarto governo Berlusconi... certo è che anche tra il 2006 e il 2008 la sua vena non era affatto male.

Insomma, bravo Serra!

E vi consiglio il libro, una piacevole lettura di fine estate.

Fra l'altro, Serra è stato direttore del mitico "Cuore", se vi capita, in libreria trovate il librone con la raccolta del meglio di Cuore.
Io, da parte mia, tengo in camera una stampa del numero di Cuore di luglio '93 all'epoca dell'autoscioglimento della DC, con in copertina un simpatico "E' MORTA LA GRANDE TROIA! LA DC SI E' SPENTA PER SEMPRE!"

lunedì 30 giugno 2008

Meme estivo

Riprendo un meme da Unpercento... 5 film e 5 libri che mi sono piaciuti.
Non sono necessariamente quelli che mi sono "piaciuti di più". Spero siano dei consigli utili per quest'estate afosa.

5 libri
- Il circolo Pickwick, di Charles Dickens
- Giorni di guerra, di Giovanni Comisso (1930)
- Barnabo delle montagne, di Dino Buzzati (1933)
- Dio dorme in Masuria, di Heinz Hellmut Kirst (1914-1989)

5 film
- Casablanca, di Michael Curtiz (1942)
- I 400 colpi, di François Truffaut (1959)
- Le mani sulla città, di Francesco Rosi (1963)
- Gloria, di John Cassavetes (1980)
- Platoon, di Oliver Stone (1986)


sabato 23 febbraio 2008

Il pensiero politico contemporaneo

Ieri sera ho finito di leggere Il pensiero politico contemporaneo di H. Fenske. Il libro è stata una lettura interessante.
Diciamo che in questo periodo cerco di approfondire un po' la mia cultura politica e storica. Bè ogni tanto fa bene, non si finisce mai d'imparare, e del resto spaziare sui propri interessi senza l'ansia degli esami, della tesi ecc... è rilassante e gratificante, ammettiamolo!


Qualche pecca il libro ce l'ha: troppo legato allo schema del fare una panoramica di autori politici... così che si perde di vista la spiegazione di un fenomeno, di una corrente di pensiero nel suo complesso e nei suoi rapporti con la cultura contemporanea in cui è nato un certo humus politico.
Sul Novecento, non ha detto nulla di rilevante,, complice lo schema citato. Interessante invece la parte sull'Ottocento, in particolare perché alcune cose non le conoscevo affatto: interessante la parte su Saint-Simon e il sainsimonismo, su Proudhon (forse una parte complessiva di collegamento con la filosofia di Comte sarebbe stata utile però...)... molto interessante la parte sul dibattito socialista-marxista di fine ottocento: riformisti, revisionisti, socialisti democratici e marxisti radicali. ...mi è venuta voglia di saperne di più su questo dibattito, che poi alla fine significa documentarsi sulla storia dell'SPD che di fatto di quel dibattito fu l'artefice principale. Per il marxismo ortodosso, pare che alla fine tutto si riduca alla disputa annosa tra rivoluzione permanente o no, su dittaturel proletariato o immediata destrutturazione dello stato.




di Hans Fenske
Il Mulino
ISBN 978-88-15-09806-1
pp.328, € 14,50




Ora ho iniziato a leggere Partiti e sistemi di partito, a cura di Gianfranco Pasquino... vi aggiornerò...

mercoledì 19 dicembre 2007

Mappe del tesoro in Italia

In un commento avevo detto che mi ero già messo a leggere un nuovo libro.

Eccolo!

Si tratta di:

Mappe del tesoro.
Atlante del capitale sociale in Italia
di Roberto Carocci

In pratica è un aggiornamento, a distanza, di 20 anni, dell'indagine, ormai famosa, condotta da Putnam (R. Putnam, La tradizione civica nelle regioni italiane) per testare il rendimento delle istituzioni regionali, collegandolo con il "capitale sociale" appunto. Fra l'altro ebbi modo di leggere il lavoro di Putnam alcuni anni fa quasi per caso, scartabellando tra i testi di sociologia di un mio amico.

Il lavoro di Carocci è denso di statistiche e dati che mostrano la geografia del capitale sociale, fatto di associazionismo, accesso all'informazione, partecipazione elettorale. Insomma i fondamenti di una democrazia.

domenica 16 dicembre 2007

Giornata d'uno scrutatore

Oggi ho finito di leggere:

La giornata di uno scrutatore

di Italo Calvino (1963)

Libro interessante. L'ho visto in libreria pochi giorni fa e l'ho immediatamente preso, perché me lo ricordavo dagli anni del liceo (a volte le letture di scuola servono, evidentemente...) durante i quali ne avevo letto solo un breve estratto come spesso accade a scuola. Insomma libro breve e quindi rapido da leggere (lo dico per i più refrattari alla lettura). Interessante perché in qualche modo non parla dei massimi sistemi (ma anche sì, in un certo suo modo) ma di cose che in fondo abbiamo tutti visto o sentito, e di cui abbiam parlato e sparlato. la politica, gli abusi della democrazia. La trama è scarna: si tratta soprattutto di impressioni, visive, del protagonista, e delle sue riflessioni.
Insomma... ottima lettura.

mercoledì 26 settembre 2007

Memorie di un soldato bambino

Volevo scriverne già da un po', poi altri post hanno avuto il sopravvento... ho letto nelle settimane scorse questo libro:


Ishmael Beah
Memorie di un soldato bambino
Neri Pozza editore

Il libro è scritto bene e parla dell'esperienza dell'autore, costretto appena dodicenne a diventare un soldato bambino per i ribelli che combattevano in Sierra Leone. Nel 1998, dopo una breve esperienza in un centro di recupero per soldati bambino dell'Onu, viene adottato da una famiglia statunitense. Il libro è ben scritto, anche se non direi che si tratti di "letteratura di guerra" come recita la copertina... semmai è letteratura contro la guerra...

Comunque ve lo consiglio. Buona lettura...

mercoledì 25 luglio 2007

Per bibliofili accaniti!!!

Si approssima la fine di luglio, e quindi vorrei ricordare ai bibliofili che fino al 31 luglio i libri Einaudi della Collana "Stile libero" (narrativa insomma) sono scontati del 30%!!!
E visto che ci sono... un po' di consigli letterari...

- BESTIE SENZA PATRIA, di Uzodinma Uweala... dal nome avrete capito che non è romagnolo, infatti è nigeriano. Ringrazio Francesca per avermi segnalato l'esistenza di quest'uomo sul globo terracqueo. Lei a dire il vero mi ha consigliato il suo racconto DANZA SPETTRALE, che trovate nell'antologia UNITED STORIES OF AMERICA edita dalla Minimum Fax (per inciso, una casa editrice che vi consiglio di tener d'occhio)... va ben... diciamo che vi consiglio anche l'antologia... son generoso :-)






- BREVI INTERVISTE CON UOMINI SCHIFOSI, che poi non si dice che sono maschilista... eh! il libro è di David Foster Wallace... che non so chi sia... ma il libro campeggia nelle librerie da un po' e pretenderebbe di esser letto... non so se lo farò (intanto prima dovrei comprarlo) ma il titolo è sufficientemente insolito da attirarmi







- MORTE MALINCONICA DEL BAMBINO OSTRICA (e altre storie), di Tim Burton... inutile dire che il bambino ostrica ha tutta la mia solidarietà... Si tratta di un libro in cui Tim Burton scrive ballate e poesia e le illustra... !












lunedì 19 febbraio 2007

Colossus: ma c'è davvero bisogno di un Impero?

Come vi avevo preannunciato, sto leggendo Colossus, di Niall Ferguson. Per una recensione del libro potete andare QUI.
L'autore è uno storico, e il libro è nel complesso un volume che merita di esser letto. Tuttavia diverse cose mi lasciano assai perplesse.
La tesi centrale del libro (a meno di sorprese a metà volume LOL ...devo ancora finirlo!) è che il mondo abbia bisogno di un Impero. E che il candidato ideale a questa "funzione" siano gli Stati Uniti, perché se Impero dev'essere che almeno sia un Impero Liberale.
Che gli Stati Uniti, volendo, potrebbero provare ad essere un Impero LIberale è fuor di dubbio. Che lo vogliano è invece assai dubbio. Cioè: non è dubbio che le loro élites vogliano essere un Impero, a esser dubbio è che vogliano essere un Impero Liberale. Questo dubbio non mi nasce da un pregiudizio antiamericano, ma dalle ragioni per cui quelle stesse élites sono favorevoli ad una politica imperiale.

Ricominciamo dunque dall'inizio per non perderci. Perché una potenza dovrebbe voler diventare un Impero? Perché cioè dovrebbe voler realizzare un dominio, diretto o indiretto, su parte notevole del mondo conosciuto controllando anche altri popoli e culture? Bè, la storia ci insegna che ciò è avvenuto per:
a) conquistare delle risorse;
b) eliminare delle minacce allontando le frontiere dal nucleo del potere originario;
c) accrescere la ricchezza dell'oligarchia dominante, che in una diversa formulazione può voler dire per trovare mercati di sbocco per le merci della madrepatria.
Per conquistare risorse (stagno in particolare) i Romani invasero la Britannia, gli Spagnoli il Perù degli Inca. Per eliminare minacce i Romani invasero la Gallia, i Cinesi conquistarono il Xiniang. Anche il controllo dell'URSS sui suoi stati satelliti del Patto di Varsavia serviva ad allontanare dalle proprie frontiere la minaccia al proprio territorio. Per accrescere le ricchezze di un'oligarchia Venezia conquistò possedimenti nel Mediterraneo orientale, la Russia si espanse in Siberia e gli Stati Uniti verso il West, la Gran Bretagna in India. Anche quando sembra che motivazioni religiose siano determinanti, come per gli Arabi nel VII-VIII secolo e i Crociati nel XI-XII, in realtà è la possibilità di conquistare terre a muovere orde di guerrieri.

Detto questo, quali motivazioni spingono oggi gli Stati Uniti ad un ruolo imperiale? Fondamentalmente il controllo delle risorse. Il controllo dei giacimenti del petrolio rende necessario il controllo del Medio Oriente, e di regioni dell'Africa (Nigeria), dell'Asia (Caspio, Georgia) e dell'America (Venezuela). La necessità di debellare la minaccia terroristica non è tale da suggerire ambizioni imperiali, perché trattandosi di una minaccia impalpabile, diciamo sociologica, il controllo del territorio non assicura la distruzione della minaccia (vedi il caso dell'Arabia Saudita, alleato USA da cui provengono molti terroristi tra cui lo stesso Bin Laden).
Se l'obiettivo è controllare le risorse energetiche, quale spazio trovano i principi liberali? Molto poco: la stessa libertà democratica di quei paesi sarà in secondo piano rispetto alla fedeltà alla Grande potenza. E questo nonostante gli Statunitensi siano davvero intimamente convinti, in buona fede, di essere l'Impero del Bene, anche a causa della loro impossibilità ad accedere ad informazioni obiettive sulle politiche e la condotta del loro governo che, come è noto, vive in una situazione di "democrazia controllata"... dalle lobby.

Ma a parte questo... siamo sicuri che un Impero sia opportuno? Ferguson parte dall'assunto che un Impero sia in grado di assicurare la stabilità necessaria al mondo per realizzare un tranquillo sviluppo della società e una pacifica crescita del benessere. Un obiettivo a cui tutti ambiamo. Ferguson ritiene che il modello del XIX secolo di un mondo dominato da un Impero relativamente liberale come la Gran Bretagna dimostri la stabilità portata da un Egemone globale. In realtà però, la Gran Bretagna era un egemone per modo di dire. Le veniva implicitamente assegnata dalle potenze europee l'esclusiva della gestione degli affari "oltremare", soprattutto perché in genere ciò andava anche incontro agli interessi delle potenze continentali (recupero dei crediti europei, difesa dei missionari cristiani, imposizione dell'apertura dei mercati alle merci europee). Sfidare la potenza britannica era costoso. Ma la Gran Bretagna, di fronte a questa esclusiva, ricambiava evitando di impicciarsi nella faccende europee, che era altrettanto costoso (esercito). Non era dunque un Egemone globale. In Europa altre potenze erano pronte a sfidarla (Germania, Francia), e all'epoca l'Europa era il mondo, nel senso che le uniche potenze mondiali erano quei 3 paesi europei.
Quindi l'epoca "modello" considerata da Ferguson si caratterizzava in realtà da un implicita spartizione di ruoli tra potenze. La Francia e la GB erano alleate contro un eventuale egemonia tedesca. E idem tra GB e Germania se era la Francia ad ambire a dominare sia la sfera continentale che quella marittima. Quello Ottocentesco era un sistema multipolare stabile. A differenza di quello Settecentesco che era stato instabile perché non vi era un accordo di "spartizione di ruoli" e soprattutto perché vi erano troppe potenze che ambivano al rango di egemone, e un forte dinamismo tra di esse (potenze in declino e potenze in ascesa).

Oggi, al contrario, ci troviamo (ci troveremo?) in una situazione di sistema unipolare. Una sola grande immensa potenza. Una situazione non ideale per le medie potenze, poiché tale Superpotenza agisce normalmente in maniera unilaterale. L'approccio multilaterale viene scelto o per ridurre i costi dell'intervento o perché la questione è scarsamente rilevante. Ma nessuno è in grado di costringere la Superpotenza a tornare sui suoi passi.
Ma se anche questa Superpotenza si comportasse sempre bene (ma affidarsi alle buone intenzioni del genere umano non è una buona abitudine!), dovremmo chiederci: è in grado da sola di "governare" il mondo?
Nel caso degli Stati Uniti, la risposta è: NO.
Purtroppo. Purtroppo perché toccherà trovare qualcuno che le dia una mano.
Nei fatti, gli Stati Uniti si trovano in situazione di overstretching. Stanno rapidamente raggiungendo il limite oltre il quale i costi dell'Impero saranno eccessivi. In realtà, il problema fondamentale è che l'Impero americano non si paga da sè, come quello Romano, quello Spagnolo di Carlo V o quello Britannico. Si paga con tasse e titoli di stato. Titoli di Stato che oggi sono in gran parte in mano cinese e asiatica in generale. Ovvero la capacità di spesa (militare) della Superpotenza/Egemone è controllata dalle potenziali minacce alla supremazia dell'Egemone. Mi pare evidente che non è una situazione in cui si possa dire che l'Impero è particolarmente forte. Una "ribellione" (cinese?) alla periferia dell'Impero lo metterebbe nell'impossibilità di sedare la rivolta. E l'Impero si sgretolerebbe, perché è chiaro che un Impero si basa fortemente sulla supposizione dei "sudditi"/satelliti dell'invulnerabilità e potenza dell'Impero.
Insomma, Imperi Aggiunti cercasi disperatamente...