lunedì 19 febbraio 2007

Colossus: ma c'è davvero bisogno di un Impero?

Come vi avevo preannunciato, sto leggendo Colossus, di Niall Ferguson. Per una recensione del libro potete andare QUI.
L'autore è uno storico, e il libro è nel complesso un volume che merita di esser letto. Tuttavia diverse cose mi lasciano assai perplesse.
La tesi centrale del libro (a meno di sorprese a metà volume LOL ...devo ancora finirlo!) è che il mondo abbia bisogno di un Impero. E che il candidato ideale a questa "funzione" siano gli Stati Uniti, perché se Impero dev'essere che almeno sia un Impero Liberale.
Che gli Stati Uniti, volendo, potrebbero provare ad essere un Impero LIberale è fuor di dubbio. Che lo vogliano è invece assai dubbio. Cioè: non è dubbio che le loro élites vogliano essere un Impero, a esser dubbio è che vogliano essere un Impero Liberale. Questo dubbio non mi nasce da un pregiudizio antiamericano, ma dalle ragioni per cui quelle stesse élites sono favorevoli ad una politica imperiale.

Ricominciamo dunque dall'inizio per non perderci. Perché una potenza dovrebbe voler diventare un Impero? Perché cioè dovrebbe voler realizzare un dominio, diretto o indiretto, su parte notevole del mondo conosciuto controllando anche altri popoli e culture? Bè, la storia ci insegna che ciò è avvenuto per:
a) conquistare delle risorse;
b) eliminare delle minacce allontando le frontiere dal nucleo del potere originario;
c) accrescere la ricchezza dell'oligarchia dominante, che in una diversa formulazione può voler dire per trovare mercati di sbocco per le merci della madrepatria.
Per conquistare risorse (stagno in particolare) i Romani invasero la Britannia, gli Spagnoli il Perù degli Inca. Per eliminare minacce i Romani invasero la Gallia, i Cinesi conquistarono il Xiniang. Anche il controllo dell'URSS sui suoi stati satelliti del Patto di Varsavia serviva ad allontanare dalle proprie frontiere la minaccia al proprio territorio. Per accrescere le ricchezze di un'oligarchia Venezia conquistò possedimenti nel Mediterraneo orientale, la Russia si espanse in Siberia e gli Stati Uniti verso il West, la Gran Bretagna in India. Anche quando sembra che motivazioni religiose siano determinanti, come per gli Arabi nel VII-VIII secolo e i Crociati nel XI-XII, in realtà è la possibilità di conquistare terre a muovere orde di guerrieri.

Detto questo, quali motivazioni spingono oggi gli Stati Uniti ad un ruolo imperiale? Fondamentalmente il controllo delle risorse. Il controllo dei giacimenti del petrolio rende necessario il controllo del Medio Oriente, e di regioni dell'Africa (Nigeria), dell'Asia (Caspio, Georgia) e dell'America (Venezuela). La necessità di debellare la minaccia terroristica non è tale da suggerire ambizioni imperiali, perché trattandosi di una minaccia impalpabile, diciamo sociologica, il controllo del territorio non assicura la distruzione della minaccia (vedi il caso dell'Arabia Saudita, alleato USA da cui provengono molti terroristi tra cui lo stesso Bin Laden).
Se l'obiettivo è controllare le risorse energetiche, quale spazio trovano i principi liberali? Molto poco: la stessa libertà democratica di quei paesi sarà in secondo piano rispetto alla fedeltà alla Grande potenza. E questo nonostante gli Statunitensi siano davvero intimamente convinti, in buona fede, di essere l'Impero del Bene, anche a causa della loro impossibilità ad accedere ad informazioni obiettive sulle politiche e la condotta del loro governo che, come è noto, vive in una situazione di "democrazia controllata"... dalle lobby.

Ma a parte questo... siamo sicuri che un Impero sia opportuno? Ferguson parte dall'assunto che un Impero sia in grado di assicurare la stabilità necessaria al mondo per realizzare un tranquillo sviluppo della società e una pacifica crescita del benessere. Un obiettivo a cui tutti ambiamo. Ferguson ritiene che il modello del XIX secolo di un mondo dominato da un Impero relativamente liberale come la Gran Bretagna dimostri la stabilità portata da un Egemone globale. In realtà però, la Gran Bretagna era un egemone per modo di dire. Le veniva implicitamente assegnata dalle potenze europee l'esclusiva della gestione degli affari "oltremare", soprattutto perché in genere ciò andava anche incontro agli interessi delle potenze continentali (recupero dei crediti europei, difesa dei missionari cristiani, imposizione dell'apertura dei mercati alle merci europee). Sfidare la potenza britannica era costoso. Ma la Gran Bretagna, di fronte a questa esclusiva, ricambiava evitando di impicciarsi nella faccende europee, che era altrettanto costoso (esercito). Non era dunque un Egemone globale. In Europa altre potenze erano pronte a sfidarla (Germania, Francia), e all'epoca l'Europa era il mondo, nel senso che le uniche potenze mondiali erano quei 3 paesi europei.
Quindi l'epoca "modello" considerata da Ferguson si caratterizzava in realtà da un implicita spartizione di ruoli tra potenze. La Francia e la GB erano alleate contro un eventuale egemonia tedesca. E idem tra GB e Germania se era la Francia ad ambire a dominare sia la sfera continentale che quella marittima. Quello Ottocentesco era un sistema multipolare stabile. A differenza di quello Settecentesco che era stato instabile perché non vi era un accordo di "spartizione di ruoli" e soprattutto perché vi erano troppe potenze che ambivano al rango di egemone, e un forte dinamismo tra di esse (potenze in declino e potenze in ascesa).

Oggi, al contrario, ci troviamo (ci troveremo?) in una situazione di sistema unipolare. Una sola grande immensa potenza. Una situazione non ideale per le medie potenze, poiché tale Superpotenza agisce normalmente in maniera unilaterale. L'approccio multilaterale viene scelto o per ridurre i costi dell'intervento o perché la questione è scarsamente rilevante. Ma nessuno è in grado di costringere la Superpotenza a tornare sui suoi passi.
Ma se anche questa Superpotenza si comportasse sempre bene (ma affidarsi alle buone intenzioni del genere umano non è una buona abitudine!), dovremmo chiederci: è in grado da sola di "governare" il mondo?
Nel caso degli Stati Uniti, la risposta è: NO.
Purtroppo. Purtroppo perché toccherà trovare qualcuno che le dia una mano.
Nei fatti, gli Stati Uniti si trovano in situazione di overstretching. Stanno rapidamente raggiungendo il limite oltre il quale i costi dell'Impero saranno eccessivi. In realtà, il problema fondamentale è che l'Impero americano non si paga da sè, come quello Romano, quello Spagnolo di Carlo V o quello Britannico. Si paga con tasse e titoli di stato. Titoli di Stato che oggi sono in gran parte in mano cinese e asiatica in generale. Ovvero la capacità di spesa (militare) della Superpotenza/Egemone è controllata dalle potenziali minacce alla supremazia dell'Egemone. Mi pare evidente che non è una situazione in cui si possa dire che l'Impero è particolarmente forte. Una "ribellione" (cinese?) alla periferia dell'Impero lo metterebbe nell'impossibilità di sedare la rivolta. E l'Impero si sgretolerebbe, perché è chiaro che un Impero si basa fortemente sulla supposizione dei "sudditi"/satelliti dell'invulnerabilità e potenza dell'Impero.
Insomma, Imperi Aggiunti cercasi disperatamente...

5 commenti:

andrea ha detto...

Dai che bello facciamo un impero anche noi. Ma quelli staterelli che non contan molto che fanno?Lasciano che gli altri scarichino rifiuti tossici sulle loro coste e che le multinazionali gli dicano che fare con l'economia? Oppure vengono conquistati sputando sopra all'autodeterminazione dei popoli?(che in molti casi in effetti porta solo un casino incredibile) Sarà anche stabile prevede sempre un padrone. Io la penso come il filosofo del caligola di Camus:mi piacciono gli imperi solo quando faccio io l'imperatore. Aspetto con ansia la prima invasione barbarica degli usa per la quale metto la firma.Viva il medio evo futuro! Ma perchè bisogna sempre pensare il mondo in termini di padroni e sottomessi? Guarda gli europei che bravi:non esiste un'identità europea ma per far soldi stan cercando di mettersi insieme. Quello è l'esempio da seguire. anche se è dura. Comunque seriamente la cosa secondo me piu' preoccupante è che di solito un impero non cade tranquillamente, ma viene sempre un po di caos in giro, specie se qualcuno gli da una spintarella, o se si mette a dare manate in giro prima di affogare.Quindi vedo nel futuro un po di casino e se cina e india cominciano a non voler piu' finanziare gli usa mi sa che il casino arriva mentre siamo ancora in vita. HELP!

Marco Rossi ha detto...

Già... se il resto dle mondo seguisse il modello europa non sarebbe male. Ma sperare che lo facciano per il momomento è difficile. Il Sudamerica e forse l'Africa sembrano volerlo seguire. E forse il Maghreb e la zona del Golfo. In effetti secondo me l'Europa non dovrebbe aspirare a fare nessun politica "di potenza". Dovrebbe semplicemente favorire l'esportazione del proprio modello di integrazione. ...solo che per far ciò dovrebbe incentivare le varie regioni del mondo a collaborare a livello regionale e prestar meno attenzione all'ONU. Ad esempio favorire il libero mercato a livello regionale piuttost che una liberalizzazione a livello globale.
(anche per ragioni economiche: a livello regionali ci sono meno differenze e quindi meno disstorsioni tra le singole economie)

Anonimo ha detto...

Se Ferguson dice di essere uno storico e sostiene la necessità di un sistema unipolare, evidentemente è uno storico di breve respiro perché prende in considerazione solo gli ultimi 15 anni di storia. Prima, infatti, c'era un sistema di duopolio (USA-URSS) e, prima ancora, sistemi multipolari che garantivano la stabilità nelle relazioni internazionali. Il compianto Kaplan aveva descrito tutti questi modelli...
Konkwy

Marco Rossi ha detto...

eh appunto. Ma come si sa un po' tutti tendono a vedere solo quello che voglion vedere. mah...

Dr. Esperanto ha detto...

Condivido la tua profonda riflessione, e l'esistenza dell'illusione sull'esistenza di una separazione tra il "bene" ed il "male" (per chi?)