martedì 13 febbraio 2007

15 arresti tra le BR

Avrete sentito anche voi la notizia del giorno. Una grande operazione antiterrorismo compiuta dalla Digos e coordinata dalla pm Boccassino della Procura di Milano ha portato all'arresto di 15 presunti brigatisti. Si trattava di appartententi ad un gruppo di estrema sinistra, "Seconda Posizione", che avevano già in programma attentati nel nord Italia. Tra gli obiettivi c'era il giuslavorista Pietro Ichino, che da 5 anni vive sotto scorta. Tra gli arrestati e i ricercati anche diversi sindacalisti CGIL.
Da quanto letto sulla stampa, pare che il gruppo terrorista in questione abbia avviato già da anni una strategia di penetrazione nel sindacalismo di estrema sinistra e nei gruppi antagonisti e no global. Direi che qualche riflessioni va fatta.
La CGIL attraversa da diversi anni una grave crisi interna. Chi ha seguito negli ultimi mesi le vicende del più grande sindacato italiano (ma la CISL recupera posizioni...), avrà visto come vi sia un grave scontro tra l'anima "riformista" e quella "oltranzista". Quest'ultima è icnarnata soprattutto dalla FIOM, che è arrivata al punto della quasi-scissione lo scorso autunno. In questo contesto, è evidente che parte della CGIL è terreno fertile di infiltrazione e arruolamento per gruppi antagonisti-rivoluzionari. Il gruppo dirigente della CGIL dovrà ora fare un po' di pulizia, per evitare che il problema diventi ancora più grave.
Allo steso tempo, anche i gruppi di estrema sinistra devono decidere, una volta per tutte, da che parte stanno. Dalla parte della legalità, o da quella dell'illegalità. Nella legalità ci sta anche òla contestaizone politica, la manifestazione del dissenso. Ma non il teppismo (a cui hanno troppe volte ceduto) né tantomeno il terrorismo.
Detto questo, dobbiamo tutti riflettere su un dato di fatto. Se esiste un terrorismo di sinistra è perché evidentemente la sinistra "democratica" non dà risposte sufficienti al Paese. La Sinistra è capace di dare un disegno politico grande, ambizioso, al suo elettorato?
Direi di no. Direi che oggi abbiamo una sinistra "conservatrice", ancorata a visioni politiche del passato: Rifondazione ecc..., ed una "incerta" che si dice "riformista" ma che ancora non sa bene che cosa deve fare... e quindi si limita all'amministrazione del Paese secondo un disegno riformista.
Ovviamente questo riformismo è in grado di fare un gran bene al Paese: risanare i conti pubblici, migliorare la macchina della P.A., recuperare competitività al sistema-paese, difendere i diritti dei cittadini, ridurre le distorsioni del mercato del lavoro. Ma questo è un programma... non un "disegno per il futuro". Non un miraggio. E i cittadini, soprattutto a sinistra, hanno bisogno anche di sogni, di miraggi. Perché a destra il miraggio c'è già: arricchirsi. Noi quale miraggio diamo? Pagare le tasse?
Eppure ci sarebbero molte questioni da affrontare. Spostare il welfare state dalla protezione del lavoratore alla protezione del cittadino in quanto tale. Tutelare le minoranze discriminate. Puntare su sviluppo sostenibile e innovazione. Ma esiste una cultura politica capace di farlo???
Secondo me sì, ma è la cultura di chi oggi ha meno di 40 anni. A quando il ricambio generazionale?

4 commenti:

stefan cok ha detto...

in italia c'è un problema oggettivo di ricambio generazionale, ma c'è soprattutto un problema di ricambio di idee, nel senso che troppo spesso chi oggi agisce, facendo anche bene, lo fa da ex-qualcosa, post-qualcosa, e a volte riesce a trasferire questa visione del mondo anche a chi non ha avuto modo di partecipare ai fenomeni passati. C'è cioè un'assoluta incapacità di produrre pensiero nuovo o, per dirla con le tue parole, un "disegno per il futuro". Troppo spesso ci si nasconde dietro le rovine del pensiero del passato, passato da rispettare ma che diventa controproducente se camuffato da presente. Troppo spesso la grandezza del disegno futuro viene sacrificata alla necessità del compromesso giornaliero (l'uovo oggi, per la gallina domani si rinvia..). è un problema politico, ma anche (forse soprattutto) culturale.
Per quanto riguarda la questione delle BR, la cosa forse più inquietante è l'età di molti dei coinvolti. I sindacati (non conosco la situazione negli altri paesi, ma non mi stupirebbe scoprire che è lo stesso) faticano molto, almeno questa è la mia impressione, ad interagire con i lavoratori delle generazioni più giovani. Se la politica fatica a rinnovarsi, forse per il movimento sindacale il problema è ancora maggiore. Prima si inizierà ad affrontarlo, meglio sarà per i sindacati (e per la società in generale)

Marco Rossi ha detto...

Sì, a quanto mi risulta ormai nei sindacati la percentuali di pensionati sfiora il 50%. Qualunque sia la cifra esatta, è comunque evidente che difficilmente un sindacato è appetibile per un lavoratore di 25 anni, precario da anni, sottopagato, con una prevedibile pensione prossima al nulla. I temi che il sindacato ha come propri cavalli di battaglia sono distanti anni luce dalla realtà del giovane lavoratore. E sappiamo bene come, il tema pensioni lo dimostra, nel sindacato non si sia fatta strada l'idea che un riequilibrio del welfare state verso i più giovani, uan forma di stato sociale "intergenerazionale", sia ormai necessario. La nostra sarà probabilmente la prima generazione da più di mezzo secolo ad avere un futuro qualitativamente peggiore dei propri genitori. Nell'indifferenza generale...

Lauretta ha detto...

per essere precisi la cgil è composta per più del 50% dallo spi

mi sembra alquanto preoccupante...

Marco Rossi ha detto...

eh appunto... si capisce perché appena si parla di pensioni il sindacato diventa isterico... :-(