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sabato 1 agosto 2009

Chi educa oggi?

Dopo l'ordinanza del sindaco di Milano, Letizia Moratti, che proibisce la somministrazione di alcool ai minori di anni 16, ma punisce con una sanzione amministrativa (ovviamente a carico dei genitori) anche il minore che assume alcoolici, sembra che gli adolescenti lombardi si siano adeguati e le multe sono state comunque poco nonostante i numerosi controlli.

Il provvedimento è un esperimento interessante, in quanto restituisce in capo all'ambito familiare il compito educativo/normativo. Un compito largamente delegato al di fuori dell'ambito familiare negli ultimi anni, nella convinzione (di chi?) che non fosse quasi compito della famiglia educare, il che significa innanzitutto "normare" ovvero porre la distinzione tra bene e male, tra opportuno e inopportuno, ecc... E se per alcuni anni è forse riuscita la scuola a sobbarcarsi l'ingrato compito oggi ci troviamo in un limbo normativo, tra una scuola impossibilitata per mancanza di mezzi e personale a fare altro che garantire un istruzione "passabile", e famiglie che spesso ritengono proprio conto difendere il minore più che educarlo.

In questo contesto, un provvedimento che costringe la famiglia a fare i conti con i comportamenti devianti del minore (per quanto qui si stia parlando di comportamenti non certo gravi, almeno nella maggioranza dei casi), è benvenuto in quanto costringe le famiglie a riprendersi in mano una parte degli "oneri sociali" dell'educazione dei futuri cittadini.
Il tutto a beneficio della collettività.

venerdì 10 ottobre 2008

Calamandrei e la scuola pubblica

"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950


venerdì 5 settembre 2008

Leszek Kolakowski

In un articolo dal titolo "Il concetto di sinistra", scritto il 24 febbraio 1957, Leszek Kolakowski, leader della sinistra studentesca polacca, scriveva:

La Sinistra non può fare a meno di un'utopia: e questo è un fatto d'importanza fondamentale se si vogliono capire le contraddizioni interne ai movimenti di sinistra. [...] L'utopia è la tensione verso mutamenti che "realisticamente" non possono essere il frutto di un'azione immediata, cambiamenti che stanno al di là di ogni prevedibile futuro. Con tutto ciò, l'utopia resta uno strumento dell'azione sulla realtà e della pianificazione dell'attività sociale.
[...]
Utopia per me significa una certa condizione della coscienza sociale, una controparte intellettuale del movimento sociale che si batte per trasformazioni radicali del mondo. Essa offre al movimento reale il senso di realizzare un ideale sorto nel regno del puro spirito. L'utopia è la coscienza misterica di una tendenza storica reale.
[...]
Lo strumento delle rivoluzioni è l'utopia.


Leszek Kolakowski (nato a Radom, Polonia, nel 1927), è un insigne filosofo vivente, noto per le sue analisi del pensiero marxista. Dottoratosi a Varsavia con una tesi su Spinoza, K. fu dal 1947 al 1966 un militante del Partito comunista operaio polacco. Dopo aver conosciuto il regime staliniano nel corso di un viaggio a Mosca, ruppe con lo stalinismo proclamandosi "marxista revisionista" e auspicando un'interpretazione umanistica del marxismo. Espulso dal Partito, K. addivenne a sostenere, in "Le principali correnti del marxismo", che lo stalinismo fosse l'inevitabile punto d'arrivo del comunismo e non solo una sua degenerazione.

Orrore metafisico, Il Mulino, 2007 (ed. orig. 1988)
Nascita, sviluppo e dissoluzione del marxismo, Sugarco, 1978-85, (Główne nurty marksizmu 1976), 3 voll.