martedì 25 marzo 2008

Tocai-Alitalia... all'Italia?

Sembra quasi che anche il Friuli Venezia Giulia abbia il suo "caso Alitalia". Solo che, fedeli alle nostre tradizioni enologiche, la nostra Alitalia si chiama Tocai.
Ehm, si chiamava.
Anzi si chiama.
Cioè... proprio il nome è la questione.

Impegnati in questi amletico dilemma, vediamo di capirci qualcosa. Alcuni anni orsono, come sapete, l'Ungheria è entrata nell'Unione europea. Già prima, in vista di tale appuntamento, si era posta una questione ai burocrati del libero mercato: come potevano sussistere due vini che avevano lo stesso nome, pur essendo cose diverse e proveniendo da aree diverse (l'uno dall'Italia nordorientale, il Tocai appunto, e l'altro dall'Ungheria orientale, il Tokaj con la K e la J). Chissà perché, si è deciso che i consumatori si sarebbero confusi, che uno avrebbe fatto concorrenza sleale all'altro (secondo me il funzionare della Commissione europea era astemio, perché i due vini vi giuro che hanno sapori diversi e chi se ne intende non li scambia l'un per l'altro...!). Insomma, forse il motivo vero è che l'Ungheria voleva disfarsi di un prezioso contendente, soprattutto per ragioni di marketing, perché si sa che oggi la "Denominazione d'origine" è importante e poterne avere l'esclusiva era un colpaccio da non lasciarsi sfuggire.

Tant'è: per un po' l'Italia non si è accorta della questione, della sua gravità. Poi i 5 anni del governo Berlusconi si sono persin nel nulla, as usual. E il ministro De Castro nel governo Prodi ha fatto il possibile, essendo ormai entrata l'Ungheria nell'UE: individuare un nuovo nome ("Friulano") con cui commercializzare il vino, mentre il nome Tocai poteva essere usato solo in Italia.

Comunque la questione è decisamente interessante perché ha opposto, in piccola scala, fautori del libero mercato e protezionisti. Insomma... si è notato nel corso dei mesi un dividersi delle posizioni dei produttori vitivinicoli, tra i grandi produttori-esportatori, interessati ai mercati esteri e disponibili a usare il nome FRIULANO, beneficiando del fondo messo a disposizione dal ministero per pubblicizzare il nuovo marchio, e i piccoli produttori, che esportano poco o nulla, attaccati al vecchio nome, anche perché probabilmente consci di non poter competere sul mercato globale.

Così... tutta la vicenda mi è sembrata così emblematica di quanto sia complesso parlare di libero emrcato e protezionismo, di come tradizioni e necessità, opportunità e affarismo, efficienza economica e parassitismo ci confrontino e confondano. Così che una posizione che sembra (e forse è) ragionevole, è anche sintomo di difficoltà di competere sul mercato.

E allora viva il mercato?

Bè, io preferivo il Tocai. Con la C.

3 commenti:

okappa.laura ha detto...

una domanda
ma il principio che ci sta dietro alla scelta di rinominare il tocai friuliano non è lo stesso che protegge altri prodotti come il parmigiano reggiano?

Marco Rossi ha detto...

solo che il parmiggiano reggiano si chiamava già così. Il "friulano" no, si chiamava tocai.
Cmq in fondo, come dici tu, sul mercato internazionale lo renderà maggiormente riconoscibile, oltre al fatto che probabilmente permetterà/agevolerà una promozione integrata territorio-vino di cui beneficerà il turismo rurale.
...Ma è evidente che considerazioni sulla riconoscibilità del marchio territoriale interessano appunto ai grandi produttori che esportano all'estero... ed è qui ciò che ha distinto la posizioni di piccoli e grandi produttori...

BC. Bruno Carioli ha detto...

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