mercoledì 18 giugno 2008

Classi-ghetto

Girando per blog (a tal proposito vi segnalo la nuova iniziativa della mia amica-blogger Okappa: DemocraticiFVG, aggregatore di blog piddini del Friuli Venezia Giulia), sono finito su quello di Fabio Omero, esponente del Pd già ultimo segretario provinciale dei DS di Trieste.

In questo suo post, si lamenta di una proposta del Pd lombardo, che in un documento sull'immigrazione e la sicurezza propone ad esempio un tetto di 20% alla presenza di bambini stranieri in ciascuna classe. In pratica una diluizione della presenza tra più classi. E dice che "subiamo gli effetti della globalizzazione".

Omero ne pare scandalizzato, e commenta:

Dura da condividere anche se la versione originale della composizione equilibrata suona meglio. Ma ancora più dura da condividere dopo l’incipit subiamo gli effetti della globalizzazione. È vero che non possiamo fare classi di bambini-premi-nobel e classi di disadattati, così come da sempre i bambini diversamente abili sono distribuiti in tutte le classi. Ma allora più che all’integrazione si sta pensando all’assimilazione. Della serie: se in ogni classe gli stranieri sono pochi imparano prima le “buone maniere”.
Ma non si rischia così di far passare il concetto che i bambini stranieri sono di per sé dei disadattati e che i nostri bambini “bianchi” subiscono la loro presenza? A Trieste alle elementari stiamo vivendo un flusso in costante crescita di bambini serbi e cinesi. Per il futuro si pensa di mettere un tetto alle iscrizioni di stranieri per ogni scuola? Una percentuale per garantire l’equilibrio?

A me personalmente la proposta del Pd lombardo non sembra affatto scioccante.
Le classi-ghetto, in molte grandi città, ci sono. C'erano anche un tempo: c'erano le scuole e i licei "bene" dove studiavano i figli del "ceto medio", e c'erano le scuole dove studiavano i figli degli operai in cerca di un riscatto sociale.
Chiudere gli occhi di fronte alla realtà è buonismo. Di cui a sinistra siamo troppo spesso vittima. Pensiamo ad esempio che secondo molti indici statistici diversi comuni veneti governati dalla Lega sono quelli dove gli immigrati sono più integrati. Purtroppo, infatti, la Sinistra ha spesso ritenuto che lo Stato non dovesse porsi il problema dell'integrazione sociale del migrante ma solo della sua accoglienza. Il tetto ai bambini stranieri è opportuno: evita le classi ghetto, permette agli stranieri di inserirsi con una pluralità di bambini italiani condividendone lo stile di vita. C'è poco da dire: l'integrazione è un processo a due facce: significa in parte assimilazione da parte del migrante dei modi di vivere del paese in cui si trova a vivere, e da parte dell'"autoctono" significa apprendere la cultura del migrante e i suoi problemi. Ma se i bambini non si incontrano perché vanno in scuole diverse, questo non può succedere. Quindi ben venga la distribuzione dei bambini tra le classi, come si fa appunto con i bambini diversamente abili ecc.
E allo stesso modo, poniamoci il problema dei quartieri-ghetto: un tetto dovrebbe essere posto anche alla presenza straniera per quartiere, in modo da distribuirla, diffonderla nelt erritorio, far sì che essa diventi parte della città e il migrante conviva con gli italiani invece di chiudersi a riccio in una cultura-ghetto, una tentazione forte perché il nuovo (anche per il migrante) è fonte di paura.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

nn metterei mai nessun tetto di stranieri all'interno di una scuola...sarebbe una sorta di discriminazione "meramente statistica" nei loro confronti..e poi perchè allora nn mettere un tetto agli studenti di cittadinanza italiana??eheheh

Marco Rossi ha detto...

sì... io intendo il provvedimento, comunque, nel senso di diluire la presenza degli alunni stranieri per evitare le classi-ghetto.
Poi son d'accordo che non esiste di porre un tetto assoluto agli stranieri nelle scuole... se gli alunni stranieri sono il 30% in totale, mettiamo, il tetto per classe potrebbe essere tipo il 40%: l'importante è evitare classi di tutti immigrati, e classi di tutti italiani.

antonio ha detto...

immagino che il dibattito possa non incastrarsi tra "classi ghetto" e "tetti %" di presenza in classe di stranieri

Marco Rossi ha detto...

mi rendo conto che il problema è un po' più ampio... comunque tutto era nato in risposta ad un post su un altro blog.

A me preme, piuttosto, e più in generale, che anche da sinistra si inizi a pensare al tema dell'immigrazione in termini di integrazione nelle strutture sociali, e non solo in termini di accoglienza.
Dopo l'accoglienza viene l'integrazione.
Stando attenti al multuculturalismo, che spesso nasconde una mancata integrazione.

aboicio ha detto...

Sono d'accordo con Marco R. Se continuiamo sulla falsa strada del finto buonismo nei confronti dell'immigrazione, perderemo le elezioni ( e va' be' non è un grande problema, giunti a questo punto) e soprattutto faremmo un cattivo servizio agli immigrati che potremoa ccogliere. Aureo
PS bello l'articolo di Nadia Urbinati. Non so chi sia, ma finalmente si comincia a leggere qualcosa di serio, prima della disgregazione di questo centro-sinistra, vista anche la fine della sinistra. vedi anche carademocrazia.splinder.com

Anonimo ha detto...

Mi sembra una buona proposta e sono d'accordo con quello che dice Marco sull'evitare di creare classi di soli italiani e classi di soli stranieri, che certamente non aiutano l'integrazione fra gli studenti.

Marinray

Anonimo ha detto...

Anche in Spagna le varie comunità autonome hanno istituito sistemi simili, che prevedono percentuali massime di stranieri in ogni classe.

Marco Rossi ha detto...

Peccato che sul documento del Pd lombardo da cui è partita questa discussione non abbia sentito alcuna riflessione da parte di esponenti nazionali del Pd... mah... tutto tace in quel di Roma!

...la cosa che poi mi fa girare le p...e è che poi, in mancanza di una politica d'integrazione di sinistra, quando temiamo di sembrare "deboli" passiamo all'estremo opposto dello sgomberare campi nomadi ecc... vedi Veltroni a Roma, Cofferati a Bologna e Chiamparino a Torino, una controprova che l'assenza di una riflessione seria sull'immigrazione lascia terreno scoperto a politiche di destra.

Marco Rossi ha detto...

@ aboicio:
Nadia Urbinati è docente alla Columbia University:
http://www.opendemocracy.net/author/Nadia_Urbinati.jsp

andrea masala ha detto...

pienamente d'accordo con l'autore del blog e con marco: le classi integrate servono a costruire in nuce una società a convivenza mista. a roma ci sono scuole con il 70% di bimbi stranieri e la preedente amministrazione diffondeva questi dati come dei successi. poi quando escono da scuola e la città non è al 70% straniera saranno disadattati. l'integrazione è una scienza, una parte della politica, la principale al giorno d'oggi. trovo intelligentissimo il tetto di quartiere anche se difficilmente regolabile con leggi. magari attraverso processi e contratti di quartiere ma va fatto quanto prima.
www.andreamasala.ilcannocchiale.it

Marco Rossi ha detto...

Ciao Andrea!
io e l'autore del blog siamo la stessa persona :-D